“Animali notturni”
Il sottile gioco dell’ambiguità

“Animali notturni”. Quelli che la notte hanno gli occhi spalancati, perché i residui diurni, le paure e le colpe pesano come macigni sulla mente, non cedendo il passo all’onirico.

Un’immagine di perfezione cristallina che cattura con uno stile accattivante tanto l’impeccabile quanto il disgustoso. Un astuto espediente dà movimento al secondo film  di Tom Ford, il thriller esistenziale tratto dal libro “Tony & Susan” di Austin Wright (Adelphi).   La violenza maschile assume forme sanguinosamente letterarie e più agevolmente insidiose. Mascolinità tossica, vendetta, le velenose trappole del materialismo (quello che ha fatto la fortuna di Ford peraltro) esplorati da un film che il critico Robbie Collin (The telegraph) ha definito «inebriante, provocatorio, delizioso». Tre attributi che catturano anche gli abiti firmati da Tom Ford.

Credit: Merrick Morton/Focus Features
Credit: Merrick Morton/Focus Features

Una donna che sfogliando le pagine scritte dal suo ex marito subisce un’aggressione subdola, annegando in una vasca di ardesia e sensi colpa. Amy Adams  è un’incantevole e raffinatissima protagonista, quasi asfissiantemente elegante, come Colin Firth nel 2008, assume sul grande schermo le sembianze di una nuova musa di stile. Al suo fianco un possente Jake Gyllenhaal, nel doppio ruolo di Tony Hastings / Edward Sheffield.  Il ritmo dell’azione filmica non lascia il tempo alla distrazione, la storia corre dritto a filo della sinopia: il finale è un destino costruito dalle scelte non fatte, dalla sete di vendetta e dal sangue che non smette di scorrere, nonostante tutto.


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Maniacalmente rifiniti in ogni scena il bilanciamento dei colori, i contrasti e i rimandi a un’estetica precipiua. Ci sono dediche personali, ombre catturate nel bel mondo riflesse nelle luce della disperazione, ci sono omaggi, di forma e non formali, a sua maestà Hitchcock nella costruzione della suspense, per esempio. Un film patinato, sì, ma non soltanto. C’è un oltre e c’è un altrove. C’è un gioco aperto costruito sui non detti e sull’ambiguità, sull’intreccio tra reale e letterario, arte e vita, spazzatura e senso. 

M. M.

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Il sottile gioco dell’ambiguità”

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